Ritorna al sito
----------------------------------------------------------------------------------- Ritorna a INDICE DEGLI ARGOMENTI

.-----------------------------------------------------------------------------------Ritorna a Origini e storia

Dalle origini alla fine del XVII secolo

     Il 17 aprile del 1612, l'Università deliberò che "il loco del Torrione posto fuora la porta del castello ... quale desidera co(m)prare Gio: Donato Passari ... p(er) fabbricarci, se voglia reconoscere et signare ... quella parte che vorra detto de Passari et dopo designata se voglia fare banno ...".
Individuata la zona da vendere in due pezzi di terreno "vulgariter dictas li Torrioni ... extra menia et proprie ante porta(m) eiusdem Civitatis nu(n)cupatam del Castello, jux(t)a litus maris vias publicas ...", furono pubblicati i bandi per la vendita degli stessi. Giovanni Donato Passaro restò l'ultimo licitatore per 150 ducati, ma il nobile Giulio de Luca offrì ben 600 ducati. Alcuni amici del Passaro osteggiarono la vendita al de Luca perché, a loro avviso, era necessario ottenere il regio assenso. Il 28 aprile, Cesare Gonzaga, figlio primogenito del Principe di Molfetta, don FerranteGonzaga, stabilì che esenti dalla vendita dovevano restare "la via maestra ... tutta" e sedici palmi di terra (pari a 4,21 metri), dalla parte della muraglia "versus murum maris et versus planu(m) (de) S(anc)to Berardino". Il 21 agosto dello stesso anno (1612), l'Università deliberò di accettare l'offerta fatta da Julio de Luca per la vendita "del Torrione posto fuora la porta del castello della città co(n) la reserva della strata maestra ...". Il 14 agosto del 1613 giunse l'autorizzazione regia. Il Governatore di Molfetta dispose di eseguire una nuova asta per la vendita dei due pezzi di terreno. Julio de Luca, sempre per 600 ducati, si aggiudicò i predetti fondi. Il 30 agosto 1613, Julio de Luca riconfermò la sua offerta ed il giorno dopo si giunse alla stipula dell'atto di compravendita. Infatti, il 31 agosto del 1613, Julio de Luca acquistò dall'Università un terreno denominato delli Torrionj, situato al di fuori delle mura "adversus portam (de) castello ... iuxta viam p(e)r qua(m) itur versus planu(m) Ecclesie (de) S(a)nto Bernardino et versus suburbiu(m) iuxta litus maris ...".
     Ventinove anni dopo (1642), il chierico Francesco Antonio de Luca e Alfonso de Luca, figli del defunto Julio de Luca, erano debitori nei confronti dell'Università di 42 ducati annui sul capitale dei 600 ducati, prezzo dei terreni acquistati nel 1613 dal loro padre. Volendo evitare un'inutile lite, i fratelli de Luca e l'Università concordarono tra loro una transazione. L'accordo prevedeva il pagamento di 500 ducati, di cui 300 ducati in contanti e i restanti 200 sarebbero stati pagati dal sacerdote Vespasiano Vulpicella, il quale aveva manifestato la volontà di acquistare il terreno in oggetto per edificarvi una chiesa. Il 22 agosto del 1642, i de Luca ed i Sindici di Molfetta, Joseph fu Cesare Gadaleta e Hectore de Salvemine, sottoscrissero le cautele per questa transazione. Nello stesso giorno i de Luca cedettero al sacerdote Vespasiano Vulpicella, per il prezzo pattuito di 600 ducati, "duas petias terre vulgariter dictas li Torrioni ... extra menia ... et proprie ante porta(m) eiusdem Civitatis nu(n)cupatam del Castello ...", con la promessa di edificare in una parte del terreno una chiesa, con la prospettiva verso il suburbio, da dedicare in onore della Vergine Maria ed in suffragio delle anime del Purgatorio, e nel restante terreno altre fabbriche, quali una bottega e sopra delle camere da utilizzare per la sua abitazione che non dovevano superare l'altezza di 30 palmi (=7,90 metri).
     Il Comune espresse parere favorevole alla vendita, a condizione che il sacerdote rispettasse la promessa di destinare il suolo all'edificazione della chiesa. Ricevuto il regio assenso in data 18 aprile 1643, l'Università nella riunione Decurionale del seguente 14 giugno deliberò all'unanimità di ratificare la transazione con gli eredi del defunto Julio de Luca "sopra il rilascio di certe terre fuora la porta del Castello ...". In pari data, 14 giugno 1643, i fratelli de Luca ed i Sindici di Molfetta, Francesco di Lattanzio Passari e Josepho de Russis, ratificarono la transazione concordata l'anno prima.
.
     Prima di proseguire con i fatti relativi alla chiesa, cerchiamo di conoscere chi fu  Vespasiano Vulpicella.
Figlio dei coniugi Marino Antonio Vulpicella e Isabella de Agno, figlia di Geronimo de Agno e Creusa Lepore (m. 3 settembre 1572), nacque, verosimilmente, nel 1591. Fu battezzato il 23 giugno dello stesso anno (1591) dal primicerio Giovanni Silvestro Maiora e tenuto alla fonte dal nobile Dionisio Bottoni.
     Dopo la morte di Marino Antonio Vulpicella, avvenuta il 15 aprile 1592, Isabella sposò Baldassarre Lupis, figlia del fu Pascarello de Lupis e Giovanna Gadaleta. Dal secondo matrimonio nacque Giovan Lorenzo Lupis, battezzato il 10 agosto 1593. Morto il secondo marito, Isabella de Agno, in data 29 gennaio 1595, nel promettere di sposare quale suo terzo marito, il nobile Giacomo Volpicella, concordò con lo stesso gli accordi matrimoniali. Isabella de Agno promise di portare in dote "una possessione d'olive e altri frutti di vigne nove in circa ... sita ... in loco detto allo Lagoglione" ed "una mietà di casa e suoi membri quale casa se possede pro comuni e indivisa con gli heredi del m(a)gnifico q(uonda)m Hettorre Passara sita dentro di Molfetta e posta nella strata di S(a)nto Lorenzo appresso la casa del R(e)verendo D(onno) Mauro Angelo di m(a)stro Lonardo (de Pappagallo) p(ro) ec(clesi)a appresso la casa del her(ed)e di Gioanbatt(ist)a di Troia, il lito del mare e la via pu(bli)ca". Il seguente 2 ottobre del 1596(95), Giacomo Volpicella e Isabella de Agno si unirono in matrimonio.
     Negli anni 1626-30, il sacerdote Vespasiano Vulpicella acquistò diverse proprietà fondiarie in una zona compresa tra il territorio di Molfetta e Terlizzi, successivamente denominata Villa franca.
     Il 15 agosto del 1643, sabato, giorno della Assunzione della Beata Vergine Maria, personalità civili, militari e religiose si recarono poco fuori le mura della città, in località li torrioni ossia davanti la porta del Largo del Castello, per assistere alla benedizione di due appezzamenti di terreno contigui di proprietà del reverendo don Vespasiano Vulpicella sul quale doveva erigersi una nuova chiesa denominata Santa Maria Consolatricis Afflittorum. L'erigenda chiesa, a forma di croce (greca), doveva essere composta da tre altari: il primo, sito di fronte alla porta maggiore, da dedicare a Santa Maria Consolatricis Afflittorum; un altro, nel braccio destro, da dedicare ai Santi Angeli Custodi; un altro, nel braccio sinistro, da dedicare a San Giuseppe pro salute purgantium Animarum. Intorno alla chiesa, ma in un altro pezzo di terra della medesima località, doveva edificarsi una casa ed altre strutture. Alla cerimonia intervennero il Vescovo Fra Giacinto Petronio, il suo Vicario don Francesco Maria de Luca ed altri eminenti prelati. Erano presenti anche il capitano a guerra don Francesco Benigassi, Luogotenente di Luca Spinola, Principe di Molfetta, ed i sindaci Francesco de Lattanzio Passari e Josepho de Russis.
     Il Vescovo, durante il rito dell'aspersione, recitò un versetto con il quale rivendicò la futura chiesa in onore di Dio e della Beata vergine Maria, del Santissimo Salvatore e dei Santissimi Apostoli Pietro e Paolo e di tutti i Santi. Subito dopo fu collocata la prima pietra della chiesa e dell'altare maggiore sulla quale era inciso il segno della croce. Furono collocate anche due lapidi: su una era riprodotto lo stemma della famiglia Vulpicella; sull'altra la seguente iscrizione:

D(eo) O(ptimo) M(aximo) / A(nno) D(omini) 1643 DIE XV AUG(ust)I / URBANO VIII PONTIFICE MAX-(imum) / REGN(ante) PHILIPPO 4 DE AUSTRIA HISPAN(us) REGE / D(omino) VESPASIANUS VULPICELLA PATRITIUS MELPHICTEN(sis) / TEMPLUM HOC CU(m) EDIFICIJS ADIACENTIBUS A FUND(amentis) / EREX(it) FUNDAVIT ET DOTAVIT IN HONORE(m) ET GLORIA(m) / DEI S(anc)TE MARIE CONSOLATRICIS AFFLITTOR(um) / AC S(anti)-S(imi) APO(sto)LI PETRI ET PAULI PRO SALUTE PURGANTICU(m) ANIMAR(um) / SUB TUTELATE DICIONE JO(annes) STEPHANI AURIE AC LUCE SPINOLE / JANUARIJ DOMINOR(um) HUIUS CIVI(tati)S MELFITTI

     Seduta stante, e per futura memoria, il notaio Giovanni Andrea Boccassino redasse un atto pubblico di detto avvenimento. Fu proprio questo documento che mi consentì nel 1993 di fissare la data d'inizio della costruzione della chiesa.
     Un documento del 5 luglio 1646 attesta che, a quella data, i lavori erano già avviati. Infatti apprendiamo che "la venerabile chiesa sotto il titulo del Purgatorio ... al presente se erigge dal R(everen)do Abbate d(onno) Vespasiano Vulpicella".
Il 7 luglio del 1647, mastro Pariso di Pariso, Carlo Pariso suo figlio e mastro Cosmo Buonpensiero, nel ricevere un acconto di 150 ducati, promisero al sacerdote Vespasiano Vulpicella di eseguire i seguenti lavori: "In p(rim)i li d(ett)i m(ast)ri promettono lavorare otto lonettoni smostazzati, li quali vengono di vacanto pal(m)i undeci cioè dal mostazzo dalla parte di fuori, e cimano d(ett)i lonetti pal(m)i sette di punti alla parte p(rede)tta di fuora. Alla parte di dentro poi di d(ett)i lonetti pal(m)i cinq(ue), e mezzo, e dare di volta tonda à d(ett)a lamia, un palmo, e mezzo di più della metà del vacuo, e fabricarla tutta, et anco fabricar l'intagli, conf(orm)e al disegno i(n) p(re)senza nostra consignatoli.
     Di più promettono d'alzare la fabrica p(er) dar la schena à detta lamia palmi tredeci, e tanto più quanto si richiede à proportione e ponerci un cordone intorno di duoi terzi di pal(m)i di grossezza, e dopo appararli di fabrica, dalla parte di dietro di d(ett)o Cordone: et alzarla à sciuovolo che si concorda con l'altezza della d(ett)a lamia, acciò commodam(en)te ci possa metter l'astrico di s(opr)a.
     Qual sud(ett)a fabrica che riceve intorno a d(ett)a lamia si dovrà compartire in otto angoli giusti, acciò si concorda con l'ottangolo del linternone.
     Item promettono fare la grossezza della fabrica à proportione co(n)-f(orm)e si ricerca. Qual lamia promettono di non sformarla se p(ri)ma non saranno quadrate le sud(dett)e fabriche.
     Item s'obligano d(ett)i m(ast)ri intufare e singare la sud(ett)a lamia.
     Di più promettono s(opr)a la d(ett)a fabrica della lamia menarci l'astrico, e se vi si ricercasse cosa p(er) la perfett(io)ne del d(ett)o lavoriero promettono d(ett)i m(ast)ri farlo ancora.
Di più promettono sopra la d(ett)a lamia fare un lanternone conforme al disegno che qui s'acclude d'altezza d'un quadro, a mezzo del vacuo, ò qua(n)to più vi si ricercasse, e nel medesmo lanternone sopra la trulla promettono farci otto cordoncelli, cioè uno p(er) ciascun angolo, et anco assettarci li mattoni, in maniera che l'habbiano da dare p(er)fettam(en)te complito. E finalm(en)te lo pedezzulo di basso del lanternone promettono farlo à mezzo tondo.
     Qual partito promettono darlo per finito p(er) la fine del mese d'ottobre p(rossi)mo di questo p(rese)nte anno 1647".
Il 14 dicembre dello stesso anno (1647) mastro Cosmo Buonpensiero avviò la costruzione dei tre altari di cui è dotata la chiesa. In particolare il maestro, dietro pagamento di 10 ducati, si impegnò ad eseguire i seguenti lavori: "assettare dieci canne di chianule dentro la detta chiesa ...; menare lastrico dietro il Coro et anco segnarlo ...; erigere duoi altari alle due Cappelle di dentro la detta chiesa co(n) metterci di sopra le chianche ...; erigere l' Altar Maggiore con metterci tre gradi intorno intorno, e detti altari e gradi farli à proportione conforme dirà il R. D. Giovan Battista Rossi ...".

Sulla porta d'ingresso della chiesa fu realizzato un bassorilievo che rappresenta le anime purganti con al disotto la seguente epigrafe:

HOC TEMPLUM INGRESSUS DOMINUM Jxc / CORDE PRECERIS / UT PURGANTES ANIMAS LIBERET IGNE PIUS / A(n-no) D(omini) MDCXXXIII

(traduzione: L'entrata a questo tempio del Signore Gesù Cristo libera dal fuoco (sia) le anime che implorano di cuore come quelle che chiedono perdono. Anno del Signore 1633).

     L'iscrizione anzidetta, posta in corrispondenza dell'architrave, reca la data 1633 ma si tratta sicuramente di un errore di scrittura del maestro scalpellino, considerato che la posa della prima pietra avvenne dieci anni dopo. Il termine Jxc è l'abbreviazione di Jesus Christus.
     Il 10 novembre del 1648, mastro Cosmo e mastro Mauro Antonio, fratelli de Buonpensiero, promisero di eseguire diversi lavori alla neviera già realizzata in prossimità della chiesa.
     Il 3 giugno 1649 mastro Giovanni Giacomo de Antonaccio stipulò un contratto con il quale, dietro pagamento di 30 carlini annui, promise al sacerdote Vespasiano Vulpicella di eseguire una continua manutenzione delle volte della chiesa ossia di "tenere netti et stagnati l'astrichi della Chiesa dell'Anime del Purgatorio et le case intorno" per dieci anni.
     Il 4 settembre dello stesso anno (1649) don Vespasiano Vulpicella, stando a letto infermo, stabilì di donare ai coniugi Francesco de Agno e Maria Antonia Vulpicella, sua sorella, "una cappella delle due che sono dentro la chiesa fondata da esso testatore sotto il titolo di S(an)ta Maria degli afflitti nel largo del castello all'incontro della porta di d(ett)o Castello, vicino la via publica che si va a S. Bernardino vicino altre case fatto da esso codicillante ...". Dispose, inoltre, che i predetti coniugi "se la possano eliggere à loro elett(io)ne; et un'altra ne lascia al s(igno)r Gio(vanni) Lorenzo Lupis suo fratello uterino e suoi heredi e succ(esso)ri, fatta però p(ri)ma l'elettione per d(ett)i Fran(ces)co e Maria Ant(oni)a coniugi, esortandoli, e pregandoli insieme che vogliano mantenerle con quelli adobbam(en)ti, e decoro che si conviene, et haver occhio particolare à detta chiesa.".
     In pari data, 4 settembre 1649, il sacerdote Vulpicella dispose che i beni assegnati alla sua chiesa, da lui fondata ed eretta, dovevano essere amministrati sia dal sacerdote Thadeo Volpicella, sacrista della chiesa, sia dai suoi eredi (ossia dagli eredi d' esso Vespasiano) ed anche dall'arciprete della Cattedrale, sacerdote Giuseppe Porticella, con la sovrintendenza però del signor francesco d'Agni.
     Sempre nello stesso giorno, 4 settembre, Vespasiano Vulpicella stabilì che, oltre il sacrista, dovesse essere eletto un sottosacristano che designò nella persona del sacerdote Onofrio Villani. Con altra disposizione testamentaria, il sacerdote Vespasiano Vulpicella ordinò che al sacrista Thadeo Volpicella fosse data una provvigione di 120 ducati annui e la medesima cifra assegnò a Vespasiano Lupis, suo nipote figlio di Giovanni Lorenzo Lupis, nel caso fosse diventato sacrista nella chiesa di santa Maria delli Afflitti.
     Ancora nella giornata del 4 settembre, il sacerdote Vespasiano Vulpicella concesse all'arciprete Giuseppe Porticella di "posser erigere, p(er) se, e suoi heredi, e successori un'altare dentro il Coro della chiesa, da esso codicillante da fondam(en)ti eretta nel largo del Castello, sotto il titolo di S(an)ta Maria delli Afflitti, all'incontro della spalla di S. Michele Arcangelo con quelli gradini che à d(ett)o S(igno)r Arciprete pareranno, et altri ornam(en)ti à suo libito con farci tutti quelli adobbam(en)ti p(er) decoro di d(ett)o altare et in piedi delli d(ett)i gradini farci anco un sepolcro, stante la devotione che d(ett)o S(igno)r Arciprete dimostra havere à detta Chiesa, e cossì vuole, et espressam(en)te ordina ch(e) si debba p(er)mettere, et osservare.".
     Il 5 settembre del 1649, il primicerio Vespasiano Vulpicella morì. L'indomani, lunedì 6 settembre, il testamento del defunto sacerdote, redatto all'hora quarta in circa noctis del 3 settembre 1649, fu aperto e letto. Riportiamo i punti salienti di questo documento: "... Io D. Vespasiano Testatore istituisco, creo, ordino e faccio à miei heredi universali la S(igno)ra Maria Antonia Vu(lpice)lla mia sorella, et il C. S(igno)r Vespasiano Lupis mio nipote ...; Et intendendo io sudetto Testatore si p(er) salute dell'anima mia, di miei Padre, e madre sianco per suffragio dell' anime purganti nel S(an)to Purgatorio erigere, e dotare la Chiesa per me da fondamenti eretta, et edificata, esistente fuori le mura di questa Città di Molfetta sotto il titolo di S(ant)a Maria dell' Afflitti nel largo del Castello all'incontro della porta di detto Castello, vicino la via che si và a S. Bernardino, vicino altre fabbriche, e case da me edifi(ca)te et altri co(n)fini p(er) tanto quella eriggo nel sseg(uen)te muodo e parole ... Mandamus igitur in primis hac nostra ultima voluntate regi, et Gubernari nostram sup(scri)t-tam ecclesia per unu(m) Sacrista(m), quem ex nunc volemus, et nominamus primo loco R. D. Thadeum Vulpicella sacerdotem Melphicten(sis), qui cum consensu, et superintendentia Ad(ministratore)m R(everendo) U(triusque) J(uris) D(octo)ris D(omino) Josephi Porticella, Archipresbiteri Cathedralis Ecclesie Melphicten(sis) eligere valeat alios novem sacerdotes nostre civitatis pro tot missis celebrandis singulis diebus pro mea, meorumq(ue) parentu(m) animabus, omniumq(ue) defunctorum ...". Vespasiano Vulpicella, sempre per testamento, stabilì che alla morte del primo sagrista Thadeo sarebbe dovuto subentrargli Vespasiano Lupis, suo nipote. Dispose, inoltre, che "nella detta chiesa secuta la mia morte si debba mettere la pila dell' acqua benedetta venuta da Venetia sotto della quale, ò in piedi voglio ch(e) si debba fare una fossa nella quale se debba sepellire il mio corpo". ... Item "voglio che il mio quadro di S(an)ta Maria de miracoli con la cornice indorata si debba subito seguita la mia morte portare in d(ett)a mia chiesa".

Alla morte del fondatore, gli eredi, per eternarne la memoria collocarono un'epigrafe, che si trova sulla destra dell'ingresso, con la seguente dicitura:

R(everendus) D(ominus) VESPASIANUS / VULPICELLA. VIR UTIQ(ue). NOBILITA- / TIS GENERE AC PIETATE. CONSPICUUS / CATHEDRALIS PRIMIC(erius) / AC GENERALIS VICA(rius) / TEMPLUM HOC EXTRUXIT MAGNIFICE Q(ue). / DOTAVIT. IN IPSIUS MEMORIAM IPSIAM FUTI- / LEM. INVISAMQ(ue) HAEREDES HOC / MONUMENT(um). INSCRIBERE / FECERUNT / OBIIT AETATIS ANN(os) LVIII / NONIS SEPTEMBRIS / MDCXLVIIII

(traduzione: Il Reverendo don Vespasiano Volpicella, Primicerio della Cattedrale e Vicario Generale, uomo nobile e insigne nella pietà, edificò questo tempio con magnificenza, dotò lo stesso in opposizione alla invisa e futile memoria di se stesso. Gli eredi fecero inscrivere questo monumento. Morì all'età di 63 anni il 5 settembre 1649).

     Il 25 settembre fu redatto un primo inventario dei beni della chiesa di "Santa Maria delli Afflitti". Vediamo le proprietà più rilevanti: due frantoi in località detta lo trappeto di Zito alla Carrara alla via di Ruvo, una macchia d'olive alla via di Ruvo di vigne quarantaquattro denominata Macchia di Signor Rienzo; vigne tre circa a Chiusurella; vigne due alla Macchia di Chirialà; vigne diciotto all'Insitito Grande; vigne dieci di mandorleto in loco detto Villafranca; vigne tre che furono di mastro Paolo di Terlizzi; una pezza di vigne di viti di vigne quarantatrè circa in loco detto Villafranca "con fabriche di camere tre, et una sala, con cortiglio, cellaro, e cappella allegata alle d(ett)e fabbriche co(n) altri membri superiori et inferiori"; vigne nove circa di frutteto nel predetto luogo di Villafranca, le fabbriche, e casamenti tutt'intorno la chiesa del Purgatorio al largo del Castello, una lama di vigne tre in località Isola; un chiuso all' Entica di Santullo; vigne tre e mezza di vigneto; un pezzo di terreno incolto con una neviera da una parte e una piscina scavata con una calcara di calce al Castello nuovo; vigne tre e mezza all'Entiche d'Andria; vigna una e mezza a Santa Maria della Rosa.
     Il seguente 6 ottobre dello stesso anno (1649) fu eseguito un ulteriore inventario dei beni sottoposti alla chiesa. Tra i beni aggiunti risultano: alcuni appartamenti della casa dove abitava il defunto don Vespasiano Vulpicella alla strada di S. Lorenzo, consistente in tre camere e una cucina con altrettanti appartamenti di sopra, cellaro di sotto e altri membri; la metà della casa piccola contigua alla predetta.
     Il 21 novembre 1652 Maria Antonia Vulpicella, vedova in terze nozze di Francesco d'Agni, promise di sposare il nobile Giovanni Muscati, figlio di Giovan Sergio Muscati e Beatrice delli Falconi.
     Per testamento del 21 aprile 1657 Giovan Lorenzo Lupis, fratello uterino del defunto primicerio Vespasiano Vulpicella, nominò erede universale suo figlio Vespasiano, nato (il 30 gennaio 1638) dalla sua defunta prima moglie Julia de Agno (o d' Agni), e chiese di essere sepolto nella cappella di S. Francesco da Paola.
     Il 27 marzo 1658 furono ratificati i capitoli matrimoniali tra Vespasiano Lupis ed Antonia Saraceno di Giovinazzo, rispettivamente figlio del defunto Giovan lorenzo Lupis e figlia del defunto Orazio Saraceno.
     Anni dopo la chiesa necessitava di ulteriori lavori. Infatti, un documento del 5 maggio del 1664 ci fa sapere che il mastro fabricatore Donato de Gaudio promise agli amministratori della cappellania di S. Maria Consolatrice degli afflitti, ossia col reverendo sacrista don Thadeo Volpicella e Vespasiano Lupis, di "resarcire, et accomodare tutti l'astrichi di d(ett)a chiesa, come anco delle case co(n)tigue a d(ett)a chiesa, della medesma chiesa, e renderli per stagni, et anco levare il muscettolo, seu spinaletto ch(e) è all'uscita fuor l'astrico, quando si saglie dalla chiesa, e farci una lammiola di chiancarazze, o di tufi, come li piace, e la scala per saglire à sonare le campane, et anco serrare la fenestra corrispondente s(opr)a la Cappella del B(eat)o Caetano insin all'arco ..." dietro compenso di nove ducati di moneta di rame. In più, lo stesso maestro muratore Donato de Gaudio promise di curare la tenuta delle volte per dieci anni (dal settembre 1664 al settembre 1774) per carlini 10 l'anno.
     Facciamo rilevare che la cappella di destra era dedicata al beato Gaetano di Thiene, santo dal 1671. Documenti del 1666 testimoniano, inoltre, di alcune donazioni fatte all'altare del Beato Gaetano.

     Il 6 dicembre 1667 la chiesa fu consacrata dal Vescovo Francesco De Marinis, come attesta l'epigrafe collocata (nel 1779) nell'entrata della chiesa a destra:

1667 DIE SEXTA MENSIS DECEMBRIS / EGO FRANCISCUS DE MARINIS EPISCOPUS MELPHICTENSIS CONSECRAVI EC= / CLESIAM ET ALTARE HOC IN ONOREM SANCTAE MARIAE CON= / SOLATRICIS AFFLICTORUM, ET RELIQUIAS SS. MARTYRU(m) SEMPRONII, IU= / LIANI ET PELLEGRINI IN EO INCLUSI, ET SINGULIS CHRISTI-FIDELIBUS / HODIE UNUM ANNUM, ET IN DIE ANNIVERSARIO CONSECRATIONIS / HUIUSMODI IPSUM VISITAN-TIBUS QUADRAGI(n)TA DIES DE VERA IN= / DULGE(n)TIA IN FORMA ECCL(esi)AE CONSUETA CONCESSI, QUAE QUIDEM / DIES ANNIVERSARIA CELEBRABITUR QUOTANNIS DIE 21 AUGUSTI / FRANCISCUS EP(iscop)US MELPHICTENSIS=D(omino) JOSEPH CAROLUS DE BARTILO RECTOR ACTUAP / ----------------- / CANONICUS VERO HORATIUS LUPIS EIUSDEM ECCLESIAE RECTOR / TECTORIO ALBARIOQUE OPERE EXORNANDAM IPSAM / CURAVIT / ARAMQUE MAXIMAM ITEM UT DIVI CAIETANI / LAPIDEA CAELATURAEXPOLITAM / IANUARIUS ANTONUCIUS MELPHICTENSIS, ET IPSE ANTISTES / RITE ITERUM DEDICAVIT / ANNO AERAE CHRISTIANAE MDCCLXXIX IDIBUS IUNIJ

(traduzione: Il giorno 6 dicembre 1667, io Francesco de Marinis, consacrai la chiesa e questo altare in onore di Santa Maria Consolatrice degli afflitti e le reliquie dei santissimi martiri Sempronio, Giuliano e Pellegrino, chiusi in questo luogo. Concedo oggi e una volta all'anno, nel giorno della consacrazione, 40 giorni di indulgenza plenaria nella maniera voluta dalla Chiesa a tutti i singoli cristiani che in verità sarà celebrato nei giorni dell'anniversario che capita ogni anno il 21 agosto. Francesco, Vescovo di Molfetta. Don Giuseppe Carlo de Bartilo, attuale rettore. ------- Il canonico Orazio Lupis, rettore di questa chiesa, adornando la stessa con affreschi (o opere di decorazione a stucco o intonaco) curò l'altare maggiore parimenti come la lapide di San Gaetano ripulita nell'intarsio. Gennaro Antonucci vescovo di Molfetta dedicò con rito per la seconda volta il 13 giugno dell'anno 1779 dell'era cristiana).

     Per testamento del 25 giugno 1669 Antonia Saraceno, moglie di Vespasiano Lupis, nominò eredi i suoi figli: il chierico Giovanni Lorenzo (n. 11 maggio 1659), Orazio (n. 22 agosto 1660), Giuseppe e Laura (gemelli, nati il 12 dicembre 1666).
     Il 15 settembre del 1670, Vespasiano Lupis cedette a Joannes Battista de Paoletti di Venezia, per il prezzo di 128 ducati, la cappella di San Francesco da Paula.
     Joannes Baptista (figlio di Marco) Paoletti di Venezia giunse a Molfetta prima del 1650. Qui sposò Gerolama Coletta, figlia dei coniugi Antonio Lonardo Coletta e Sicilia de Electis. Dopo la morte della prima moglie avvenuta presumibilmente nel 1668, Joannes Baptista Paoletti, si risposò con Anna de Negro (o di Nero o del Nero o del Negro), vedova di don Gasparro de Avellaneda, già Governatore della città di Monopoli. I capitoli matrimoniali tra il gentiluomo veneziano e la nobildonna genovese furono concordati e redatti il 2 febbraio del 1670, controfirmati il 27 gennaio 1671 e ratificati il 19 ottobre del 1680.
     Per testamento del 22 ottobre 1685, aperto e letto il seguente 12 dicembre per gli atti di notar Giovanni Antonio Valente, Anna del Negro nominò erede universale suo marito Joannes Baptista Paoletti e dispose un legato di 1.000 ducati a favore del Capitolo della città di Molfetta.
     Rimasto nuovamente vedovo, Joannes Baptista Paoletti rientrò a Venezia, dove si spense dopo aver dettato le sue ultime volontà al notaio Geronimo Morosini. Per testamento del 28 giugno 1700 dispose di "esser sepolto nella chiesa di Santa Maria Formosa ... in terreno nella Cappella del Santis(si)mo et messo in una cassa ...". Egli, inoltre, stabilì che "due ... specchi negri con cornice" dovevano essere consegnati "alli S(igno)ri Ignatio di Nesta, et Anna sua figlia mio cognato, e nipote". Sempre per volontà testamentaria, Joannes Baptista Paoletti lasciò "al S(igno)r Amedeo Lepore di Molfetta la mia Cappella sive Altare di San Franc(esc)o di Paula eretto nella Chiesa del Purgatorio nella città di Molfetta, pregandolo all'incontro d'assistere alli miei interessi e farmi riscuotere quello hò d'havere, e rimetterli al S(igno)r Simon Zanibelli, ovvero alli miei heredi ...". In ultimo, per codicillo del 29 giugno 1700, il Paoletti dispose un lascito di 50 ducati in favore di "Antonia da Villaneda che fù mia schiava quale al p(rese)nte si ritrova in Molfetta ... cessando ogni sua pretentione dal casco della q(uondam) d(onn)a Anna de Negra fù mia consorte.". Morto Joannes Baptista Paoletti, nella giornata di martedì 27 luglio dello stesso anno (1700), testamento e codicillo furono aperti, letti e resi pubblici.
     Vespasiano Lupis, rimasto vedovo, ascese al sacerdozio e, dopo la morte del primo rettore Taddeo Volpicella, avvenuta il 14 febbraio 1671, divenne il nuovo rettore del legato pio delle Anime del Purgatorio. Nello stesso anno (1671) amministratori della cappellania di Santa Maria degli Afflitti erano Vespasiano Lupis e Joannes Muscato, marito di Maria Antonia Vulpicella.
     Il 26 marzo 1672, Vespasiano Lupis cedette a suo figlio Giuseppe tutta l'eredità pervenutagli dalla zia Maria Antonia Vulpicella. Il 22 dicembre del seguente anno (1673), il sacerdote Vespasiano Lupis morì. Per testamento del 17 dicembre 1673, Vespasiano nominò successori, sia nella carica di "sacrista" e sia di amministratori dei beni annessi al legato pio, i suoi figli, il chierico Giovanni Lorenzo (primogenito), il chierico Orazio e Giuseppe, nati dalla defunta Antonia Saraceno.
     Al sacerdote Vespasiano Lupis, subentrò Gesuè Lupis, rettore dal 23 dicembre 1673 al 14 settembre 1697. Seguì Giovanni Lorenzo Lupis, rettore dal 15 settembre 1697 al 22 luglio 1722.
     Il 15 maggio del 1699, monsignor Pompeo Sarnelli, vescovo di Bisceglie, effettuò una visita pastorale nella chiesa del Purgatorio. Da tale visita apprendiamo che l'altare maggiore, dedicato all'Angelo Custode, ospitava un quadro che raffigurava la Beata Vergine che reggeva Cristo deposto dalla Croce, probabilmente la Pietà di Bernardo Cavallino (1622-54), ed una statua marmorea che rappresentava l'Angelo Custode. All'ingresso della chiesa era collocata la lapide con le insegne della famiglia Volpicella, de Agno e Lepore. A destra della chiesa c'era la cappella di San Gaetano, con l'effigie del santo, di patronato della famiglia Lupis, dell'abate Giuseppe Massa (figlio di Augustinus Massa di La Spezia) e degli eredi di Laura de Agno. A sinistra la cappella di San Francesco di Paola, con relativa immagine, di patronato di Giovanni Battista (Paoletti) Venetus. L'altare era adorno di due colonne alla cui base c'erano: a destra l'insegna della famiglia de Paoletti; a sinistra l'insegna del casato del Nero. Sulla facciata della chiesa c'erano già le statue lapidee che si vedono anche oggi. L'interno della chiesa conteneva altri dipinti: uno che rappresentava il SS. Crocifisso, S. Gaetano e la Beata Vergine con sotto scritto OPUS ANTONIJ POLIS VENETI A(nno) D(omini) MDCXXXXVIII; uno con il Crocifisso e un altro, con la scritta MDCXXIV, che raffigurava la Beata Vergine con il piccolo Gesù.

- Il testo è a cura di Corrado Pisani.
- Foto a cura del dott. Francesco Stanzione.

Il XVIII secolo

     Nel XVIII secolo, la chiesa fu oggetto di altre visite vescovili che furono eseguite il 27 gennaio 1705, il 9 luglio del 1715 ed il 6 novembre del 1730. Per testamento del 22 giugno 1723 il primicerio Giovanni Lorenzo Lupis nominò eredi i suoi nipoti Vespasiano, Corrado Maria (n. 12 luglio 1694) e Pietro Giacomo Lupis (n. 8 luglio 1693), figli del defunto Orazio Lupis e Teresa Esperti. In questo periodo, esattamente dal 23 luglio 1722 (e sino al 21 luglio 1754), rettore della chiesa del Purgatorio era il canonico Corrado Lupis.
     Il 31 marzo 1725, il nobile Ciro Saverio de Luca, figlio di Giuseppe Maria de Luca, attestò «come per la gran devozione che ha portato, o porta verso il Glorioso Patriarca S. Gaetano ha cercato d’ossequiarlo nella miglior maniera, che ha possuto, e però per uso di quest’altare eretto dentro questa chiesa ha fatto lavorare il p(rese)nte Crocifisso d’argento sopra croce di pero con l’iscrizzione EX VOTO D. CIRI DE LUCA».
     Il 7 dicembre del 1738 i confratelli della Confraternita della Morte, riuniti in assemblea, su proposta del priore, il sacerdote Domenico Minervino, deliberarono di trasferirsi dalla chiesa della Morte nella chiesa di Santa Maria Consolatrice degli Afflitti sotto il titolo del Purgatorio. Decisione dettata dal fatto che «Essendo la nostra attuale Chiesa del tutto incapace non solo per l’associazione de Morti, essendo cresciuto in gran numero li f(rate)lli ascritti alla sud(dett)a Arcico(n)- fraternità …». Questa decisione fece sorgere un conflitto d’interessi tra la parrocchia di S. Stefano, nella cui giurisdizione ricadeva la chiesa del Purgatorio, e la parrocchia della (vecchia) Cattedrale, entro la quale orbitava la chiesa della Morte. Il conflitto tra i due curati, Francesco Antonio Massari (parroco di S. Stefano) e Giovanni Domenico Spagnoletto (parroco della Cattedrale), riguardava l’associazione dei cadaveri, ossia la giurisdizione dei funerali, e dei relativi emolumenti. Il 29 gennaio del 1739 la Curia intimò ai detti parroci di rappresentare entro due giorni le loro ragioni. Il seguente 13 febbraio non avendo presentato gli stessi alcuna ragione al fine di determinare a quale dei due parroci spettasse la giurisdizione dei funerali, il priore sacerdote Domenico Minervino presentò nuova richiesta per il trasferimento della confraternita.
     Il 17 febbraio 1739, per atto di notar Giacomo Domenico de Leone, la Curia Vescovile rilasciò detta autorizzazione. Il seguente 21 febbraio, il Vescovo concesse il suo permesso.
     Il 26 febbraio del 1739, il sacerdote don Domenico Minervino consegnò 50 ducati al canonico Sergio Fornari che dovevano servire per la realizzazione di «un organetto à tenore di quello dei Gesuiti, qual organetto si dovrà situare nella chiesa di S. Maria Consolatrice delli Affitti sotto il titolo del Purgatorio».
Nella stessa giornata (26 febbraio 1739), i confratelli della Morte approvarono le norme (capitoli) che dovevano regolare i rapporti tra la confraternita e il sacrista della chiesa del Purgatorio. All’unanimità fu deciso di stipulare un atto notarile che doveva essere successivamente ratificato, confermato, omologato, accettato ed approvato dal patrono, rettore ed amministratore perpetuo della chiesa del Purgatorio. Il giorno dopo (27 febbraio 1739), il sagrista Vespasiano Lupis,comparve dinanzi al notaio Giacomo Domenico de Leone e sottoscrisse, tanto in suo nome che per suo fratello, il canonico Corrado Maria Lupis (grazie ad una procura, in data 6 aprile 1736, rogata dal notaio Joannes Giovane), l’accordo definitivo per il passaggio della confraternita dalla chiesa della Morte alla chiesa del Purgatorio.
     Il 1° marzo del 1739 «con tanta solennità e festa, e specialm(en)te con una solenne processione trasferendosi le statue di d(ett)a Arciconf(raterni)ta dalla Chiesa della Morte, in cui per lo passato la med(esi)ma è stata fissa, accompagnata detta Process(io)ne da tutti li Confratelli, dal Rev(erendissi) mo Sig(no)r Vicario, e da tutto il Popolo col suono di tutte le campane, e col sparo di moltis(si)mi mortaletti e cannoni fu trasferita d(ett)a Confrat(ernit)a in d(ett)a Chiesa del Purgatorio».
     Il 12 marzo mastro Giuseppe Mininno di Cassano promise al priore, sacerdote don Domenico Minervino, di realizzare un nuovo organo, «a sette registri, cioè cinque di ripieno, uno di voce umana e l’altro di flauto, il tutto all’uso delli organetti portartili napoletani …», per il concordato prezzo di 85 ducati, da situare nella chiesa del Purgatorio.
     Il 9 aprile dello stesso anno (1739), il sacerdote Domenico Minervino chiese l’autorizzazione vescovile a poter costruire due sepolcri nella chiesa del Purgatorio. L’indomani il canonico Antonius (de) Trizio si recò nella chiesa del Purgatorio per il riconoscimento del luogo dove si dovevano costruire i due sepolcri, uno per i confratelli e l’altro per le consorelle. Il 18 aprile la Curia Vescovile concesse la relativa autorizzazione. Il giorno dopo fu eseguita l’asta pubblica per l’assegnazione del lavoro. L’esecuzione dei lavori fu aggiudicata a mastro Giacomo Matera ed a mastro Mauro Modugno per 49 ducati.
     Durante la costruzione dei sepolcri sorse un litigio tra la confraternita e il sacerdote don Giuseppe Cavalletti, arciprete della Cattedrale e sovrintendente della chiesa del Purgatorio. L’arciprete pretese nullo l’atto notarile stipulato tra la confraternita e il sagrista Lupis perché mancava il suo necessario consenso, giusta quanto stabilito dalla volontà testamentaria del fondatore della chiesa del Purgatorio. Fu così sospesa la costruzione dei sepolcri e annullato l’accordo del 27 febbraio. Si decise così, con il consenso dell’arciprete Cavalletti, di stipulare un ulteriore atto notarile con nuove capitolazioni.
     Il 2 giugno del 1743, il nuovo priore Nicolò Filioli, don Vespasiano Lupis, il canonico don Corrado Maria Lupis e Pietro Giacomo Lupis, fratelli e compatroni della chiesa, sottoscrissero il nuovo atto notarile per la traslazione della confraternita nella chiesa del Purgatorio. Al punto 5 l’ accordo prevedeva «Che nel coro della d(ett)a chiesa a spesa della d(ett)a Confraternita si possano costruire due sepolture colle lapidi di sopra, una p(er) li fratelli, e l’altra p(er) le sorelle, figli maschi , e femine delli med(esi)mi, senza che in d(ett)e sepolture si possino sepelire altri cadaveri, e ne tampoco q(u)elli p(er) l’amor di Dio, quali si devono sepelire nella chiesa vecchia della morte, con farsi ancora a spese di d(ett)a Confra(terni)ta la chianca uniforme a quella della d(ett)a chiesa.».
     Il seguente 20 giugno, il priore inoltrò al Vescovo la richiesta per ottenere il permesso di trasferire la confraternita. Il 15 luglio del 1743 la confraternita ottenne la definitiva concessione vescovile.
     Il 26 maggio del 1746 morì il nobile Amodeo Lepore junior, figlio del barone di Castel Saraceno, Francesco Lepore senior. Da questa data, la cappella di S. Francesco da Paula divenne di proprietà di Marianna Petagna vedova del detto Amodeo junior.
     Il canonico Corrado [Maria] Lupis, figlio del fu Orazio Lupis, per testamento del 20 maggio 1751, nominò erede suo fratello, il sagrista Vespasiano Lupis. Quest’ultimo fu rettore della chiesa dal 22 luglio 1754 al 10 dicembre 1755.
     Nello stesso periodo (1751- 53) il nucleo familiare di Pietro Giacomo Lupis era composto da sua moglie Geromina Soto di Foggia (57 anni) e sette figli. Quest’ultimi erano quattro maschi e tre femmine: il suddiacono Orazio (n. 4 aprile 1727) residente in Padova, Giulia (n. 4 maggio 1728), Pasquale (n. 28 agosto 1730), Francesco Paolo (n. 20 novembre 1733) residente in Padova, Marianna (n. 28 maggio 1738), Archippa (n. 28 agosto 1739) e il seminarista Vespasiano (n. 20 maggio 1741).
     Il 10 dicembre del 1755 vennero aperti e letti il testamento ed il codicillo del sagrista Vespasiano(fu Orazio) Lupis, rogati dal giudice a contratti Leonardo Cucumazzo, rispettivamente, in data 5 ed 8 dicembre dello stesso anno. Erede universale divenne suo nipote Francesco Paolo Lupis, figlio del fratello Pietro Giacomo Lupis. Il sagrista Vespasiano Lupis chiese di edificare un altare di marmo con l’impresa di famiglia, nella cappella di S. Gaetano da Thiene. Detto altare fu realizzato nel 1778, come attesta l’iscrizione sepolcrale collocata dinanzi detta cappella:

S(epulcrum) F(amilia) L(upis) / A(nno) D(omini) MDCCLXXVIII

(traduzione: Sepolcro famiglia Lupis. Anno del Signore 1778).

     Il 15 dicembre dello stesso anno (1755), Francesco Paolo Lupis e Pietro Giacomo Lupis, suo padre, elessero quale nuovo rettore della chiesa del Purgatorio il sacerdote Orazio Lupis, fratello e figlio dei predetti. Il canonico Orazio Lupis ricoprì tale incarico sino al 1° luglio del 1793.
     Il 21 marzo e il 13 dicembre del successivo anno (1756), fu eseguito l’inventario dell’eredità del defunto sagrista Vespasiano Lupis.
     Nel 1758, nella cappella di san Francesco da Paola fu tumulato il corpo di Amodeo Lepore jr, marito di Marianna Pedagna, così come recita la lapide situata in terra, dinanzi lo stesso altare:

HIC TEGUNTUR OSS / AMEDEI LEPORE VIRI PATR(itii) CASTRISAR( acen)I IN LUC(an)IS / FRANC(isc)I ET ISABELÆ VALIGNANI E(t) DUCIB(u)S VACRI / FILIJ / OMNIBUS BONIS ARTIBUS AB ADOLESCENTIA / INSTRUCTI / LAUREAQUE DOCTORALI / INSIGNITI / QUEM DIRA MORS CONTRAV OMNIUM VOTA / IMMATURE / REI PUBBLICÆ SUIS AC AMICIS /RAPUIT / SEPTIMO KÆLENDAS JUNII MDCCXLVI / MARIANNA PETAGNA E(x) PRINC( ip)US TREBISACCI / ET PATRITIIS TRANENSIBUS ET SESSINÆ PORTÆ NOVÆ / AC NICOLAUS LEPORE CASTRI SARACENI / DOMINUS AQUILE TRANI IN CAMPI LONGOBAR(do) / SEDILI ET MELPHICTI PATRITIUS PRÆCOCI FUNERE / FRANCISCI PRIMINATI ET FRATIS PATIENTER TOLERATO / CONIUGI DILECTISSIMI / PATRIQUE DULCISSIMO CUM LACRIMIS / F(ecerunt) / MDCCLVIII

(traduzione: Qui sono raccolte le ossa di Amodeo Lepore, uomo patrizio di Castrosaraceno in Lucania, figlio di Francesco e Isabella Valignani dei Duchi di Vacri. Istruito in tutte le buone arti sin dall’adolescenza, insignito della laurea dottorale, il quale il 26 maggio 1746 una dura morte rapì contro i desideri comuni e prematuramente alla vita ed ai suoi amici. Marianna Petagna dei Principi di Trebisacce e patrizia di Trani e di Portanuova e Nicola Lepore, signore di Castrosaraceno, aquila della Piazza del Campo dei Longobardi in Trani e patrizio di Molfetta, che si vergognava della primogenitura e amato con venerazione dal fratello, i coniugi dilettissimi al dolcissimo padre posero con lacrime – 1758).

     Per testamento del 9 ottobre 1762, Amodea Lepore, figlia del defunto barone Amodeo Lepore, dispose che il suo corpo doveva essere tumulato nella chiesa del Purgatorio, nella cappella di San Francesco da Paola.
     Con Rescritto del 18 agosto 1764, il re Ferdinando IV stabilì che la chiesa di Santa Maria Consolatrice degli Afflitti, ossia delle Anime del Purgatorio, era da considerarsi di natura laicale. Tale decisione, il seguente 22 agosto, fu notificata dal mastrodatti Giovann’Alfonso Calò al Vicario della Curia Vescovile don Orazio Carusi, al sagrestano della detta chiesa don Orazio Lupis, all’Arciprete della chiesa Cattedrale don Mauro Giuseppe Tottola ed ai signori Francesco Paolo, Vespasiano e Giulia fratelli e sorella Lupis, compadroni del detto legato pio.
     Il 23 dicembre del 1776, il mastro marmoraro Vincenzo Pannone napoletano, residente a Bitonto, unitamente a Vito Azzollino promisero al canonico Orazio Lupis, rettore della chiesa del Purgatorio, di costruire un altare e «lavorarlo della solita pietra bianca di Bitonto, raffinata e levigata, a norma dell’altare di S. Lucia eretto dentro la chiesa della SS.ma Trinità di q(ue)sta pred(ett)a Città [di Molfetta], e fabricano, e farlo fabricare a sue spese, con anche il pedicagno necessario per sostenere non mè l’altare, che la statua dell’Angelo Custode, con abbattare l’altare, che attualm(en)te si ritrova, ed il nuovo situarlo un palmo in dietro, … con dichiaraz(io)ne, che tutte le teste di angioletti, che si vedono nel disegno le debba lavorare di marmo fino statuario, e cominciare detta opera, in modocché sia consignato l’altare per tutto il mese di Luglio entrante anno 1777» per 90 ducati.
     Il 12 ottobre 1777 i medesimi Vincenzo Pannone e Vito Azzollino si impegnarono, dietro compenso di 65 ducati, di costruire nella cappella di S. Gaetano «un altare dell’istessa pietra, che ha costrutto l’altare maggiore, e cominciare l’erezione di esso altare la prima settimana della prossima ventura Quaresima, e terminarlo p(er) tutta la settimana di passione d(e)l venturo anno 1778, e farlo dello stesso lavoro, e pulizia d(e)l detto altare maggiore, ed a norma d(e)l disegno cifrato da esso D. Orazio, e dal d(ett)o D. Angelo Verdesca». Inoltre, gli stessi Pannone ed Azzollino promisero, per il convenuto prezzo di 26 ducati, di «profondare dentro la med(esi)ma cappella, ed ava(n)ti l’altare di d(ett)o S. Gaetano un sepolcro, largo palmi nove, lungo palmi otto, di vano ed alto palmi otto, dal piano d(e)l conio d(e)lla volta, con arricciarlo, ed intonacarlo, e farci una piccola gradiata p(er) salire, e calare con sgombrare la chiesa da ogni materiale, farci le fabriche intorno sufficienti a sostenere la volta, che promettono fare di tufi, con accordare le chianche medesime, e farci la lapide a tenor d(e)l disegno … e lavorarci quella iscrizione, che dal med(esim)o gli sarà data, e fare d(ett)a lapide di pietra dura; quale sepolcro promettono dare p(er) finito nel med(esim)o tempo, come sopra». Promisero ancora detti Pannone e Azzollino per 16 ducati di lucidare «la statua dell’Angelo Custode di marmo sistente nell’altare maggiore di d(ett)a chiesa lustrarla intieramenteda cima a fondo, d’avanti, e da dietro d(e)l simile lustro, che si lustrano tutti li marmi».
     Il 22 agosto 1778, il mastro stuccatore Michele Cattedra di Monopoli, accasato con Maddalena Spano e residente a Molfetta, attestò che sin dall’ottobre del 1777 aveva convenuto con il canonico Orazio Lupis di eseguire diversi stucchi nella chiesa, per ducati 442, compresi i necessari 35 ducati per lo stucco della cappella di S. Gaetano. Il documento notarile ci fa sapere che «dovendo tutta la chiesa stucchiare, all’infuori della cupula di essa, e d(e)lla cappella, ed altare di S. Francesco da Paula. E poicche il prezzo lo ha intieram(en)te ricevuto, e non se ne ritrova distesa alcuna scrittura p(er) memoria, e cautela di d(ett)a chiesa. Perciò d(ett)o Michele spontaneam( en)te, con giuramento promette, e si obliga compire, e terminare l’intiera opera p(er) tutto il mese di ottobre cor(ren)te anno 1778 …; ed oltre il disegno promette, e conviene lavorare le Croci, credenze delli quadri all’altare di S. Gaetano, e l’iscrizzione sopra la pietra dell’ acquasanta. Per il convenuto prezzo di docati dieci ...».
     Il 28 gennaio del 1779, mastro Michele Cattedra promise al canonico Orazio Lupis di «lavorare di stucco la cupola d(e)lla chiesa [del Purgatorio], e cappella di S. Francesco da Paola, con tutti gli altri finimenti, a riserba d(e)ll’altare, qual lavoro promette … terminarlo p(er) la fine d(e)l mese di Decembre di questo cor(rent)e anno 1779. Per la convenuta mercede di Docati Duecento in moneta d’arg(en)to …».
     Agli inizi di settembre dello stesso 1779, i lavori stipulati il 22 agosto del 1778 e quelli di stuccatura del cappellone di S. Gaetano erano già stati terminati.
     Per testamento del 30 settembre 1783 Francesco Paolo (fu Pietro Giacomo) Lupis nominò eredi i suoi figli Pietro e il chierico Nicolò Antonio Lupis, nati da sua moglie Marianna Saraceno.
     Il 18 ottobre 1787, il barone Nicola Lepore donò la cappella di San Francesco da Paola al nobile Carlo Tortora di Bisceglie. La famiglia Tortora era imparentata con quella dei Lupis grazie al matrimonio, avvenuto il 14 dicembre del 1781, tra Carlo Felice di Emilio Tortora e Francesca Paola Brayda (nata il 15 dicembre del 1764), figlia dei coniugi Michele Brayda e Archippa Lupis, a sua volta figlia di Pietro Giacomo Lupis.
     Nella cappella di San Francesco da Paola, la cui immagine è collocata al centro dell’altare, fra due tele più piccole, che rappresentano San Giovanni Evangelista e Santa Maria Maddalena ai piedi di Gesù, furono tumulati i resti di Francesca Paola Brayda come attesta l’iscrizione ivi collocata:

FRANCISCÆ BRAYDA / CONIUGI CARISSIMÆ / SUISQUE AMANTISSIMÆ / MORUM SUAVITATE INTEGRITATE VITAE / CANDORE ANIMI INCOMPARABILI / CAROLUS TORTORA / IN SOLITUDINE ET LUCTU / CONTRA VOTUM SUPERSTES / MORTALIUM INFELICISSIMUS / COMMUNE SIBI BREVI FUTURUM / SEPULCRUM POSUIT VIXIT ANNOS XX MENS IX / OBIIT ANNO MDCCLXXXV / IN KALEND(is) OCTOB(ris) / TERTIUM PUERPERA

(traduzione:
Carlo Tortora, in solitudine e lutto, contrariamente al desiderio superstite, il più sfortunato fra i mortali, pose il sepolcro comune per sé ed il suo breve futuro e per Francesca Brayda, moglie carissima, amatissima da lui, dalla vita irreprensibile per soavità di costume e per candore incomparabile di animo. Visse 20 anni e 9 mesi, morì il 1° ottobre del 1785, al terzo parto).

     Il 1° luglio 1793 fu aperto e letto il testamento, datato 9 giugno 1793, del canonico Orazio Lupis. Suoi eredi i nipoti Pietro e l’abate Nicolò Antonio de Lupis, figli del fu don Francesco Paolo Lupis e Marianna Saraceno.
     L’abate Nicolò Antonio Lupis fu rettore della chiesa del Purgatorio dal 2 luglio 1793 sino alla sua morte.

- Il testo è a cura di Corrado Pisani.
- Foto a cura del dott. Francesco Stanzione.

Il XIX secolo

     Il 17 giugno del 1801 furono rogati i capitoli matrimoniali tra il cavaliere gerosolimitano Pietro Lupis e Maria Concetta Capaccio, figlia del Colonnello Nicola Capaccio di Trani.
     La legge del 15 marzo 1807, nr. 66, «con cui si aboliscono le sostituzioni fedecommessarie» stabilì che «le sostituzioni fedecommessarie di qualunque natura sono abolite, ed i beni a quelle soggetti saranno goduti come beni liberi dagli attuali gravati [intendi: possessori], ...». La legge del seguente 18 giugno, nr. 161, stabilì che nell’abolizione dei fideicommessi rientravano anche «legati pij, cappellanie laicali ...». Ciò consentì alla famiglia Lupis di fare propri alcuni beni già sottoposti al legato pio della chiesa del Purgatorio.
     Il 14 settembre 1811 morì, senza alcun testamento, l’abate Nicolò Antonio Lupis. Il seguente 7 ottobre, Pietro Lupis nominò per rettore della cappellania di S. Maria Consolatrice degli Afflitti il canonico Ignazio di Lonardo Pansini. Il Tribunale di Prima Istanza di Trani, con sentenza del 16 novembre 1811, dichiarò a favore di Pietro Lupis la spettanza del legato pio e di sua proprietà i beni ad esso annessi.
     Il 15 novembre 1812 morì Pietro Lupis. Per testamento del 10 novembre 1812, rogato dal notaio Michele Minutillo, nominò eredi le sue figlie, la primogenita Mariannina (demente) e la secondogenita Caterina Lupis, nate dal primo matrimonio con Cecilia de Gemmis della città di Terlizzi.
     Il 29 gennaio 1813 Michele di Francesco Lioy di Terlizzi promise di sposare Caterina del fu Pietro Lupis.
     Nei giorni 10, 11, 12 e 13 febbraio del 1813, fu eseguito l’inventario dei beni appartenuti al defunto Pietro Lupis e quelli sottoposti alla chiesa del Purgatorio e alle cappelle di Sant’Andrea e di Sant’Orsola. Tra i beni ritrovati in casa del defunto c’erano trentotto quadri e quadretti. L’elenco ci fa sapere che cosa raffiguravano ovvero: la Testa sudaria, la Madonna della Seggiola, la Madonna della Grazia, Storia del Tasso, Santa Maria Addolorata, il ritratto del sagrista Vespasiano Lupis, i Santi Martiri, San Filippo Nero, David, San Gaetano, la morte di San Giuseppe, Accademia, i Tre Angeli, la Caduta degli Angeli, Accademia antica, la Madonna dell’Assunta, San Andrea Avellino, la Madonna Addolorata con Cristo morto, i Martiri di Santa Marta, l’Epifani, Santa Maria Maddalena, (i cinque quadri) li Misteri della Passione, Santa Scolastica e il Salvator (Mundi). Tutti i quadri furono valutati dal pittore Michelangelo del fu Giuseppe Capotorto.
     L’8 maggio del 1813 le sorelle Marianna (demente) e Caterina Lupis si divisero i beni ereditati dal defunto padre.
     La chiesa del Purgatorio fu visitata in diverse occasioni da altri vescovi: il 10 dicembre del 1821 da monsignor Filippo del Giudice Caracciolo; il 2 maggio del 1840 da monsignor Giovanni Costantino; il 17 marzo 1854 da monsignor Nicola Maria Guida; il 14 marzo 1892 da monsignor Pasquale Corrado.
     Il 9 dicembre del 1827 morì il barone Carlo Tortora, marito di Mariantonia Ramirez. Lateralmente al suo altare fu collocata la seguente epigrafe:

D(eo) O(ptimo) M(aximo) / BARO(ne) CAROLUS TORTORA / AEMILI BELVEDERE BARONIS / AC DRUSILLAE / P. COMITIBUS MANGILLI BERGAMATIBUS PATRICIS / FILIUS / VIR PIETATE PRUDENTIA PROBITATE / HAUD ULLI SECUNDUS / CUIT … LAUS DECUS ET LUMEN HONESTAS LITTERARUM NON INGLORIUS GENIO / AMICORUM AMANTISS(ima) ET AMATISS(ima) / QUOD GRAVITATEM CUM SINGULARI COMITATE / URBAVITATE AMABILITATE OPTIME CONIUNXIT / SINGILATIM DEMIRANDUS / QUEM … CIVITATIS HONORIBUS ET OPEROSIS ONERIBUS / ET … GILLIMIS O … EX SUUS DECORAVIT / IUNVERSAE APULIAE VECTIGALIUM ADMINISTER / FUIT INTEGERRIMUS / …. IN HOC SARCOPHAGO / MISERRUM PACES / TU / QUOD FAS EST HOC TEMPLUM ADIRE / DIC(ere) OBIIT / S(it) T(ibi) T(erra) L(evis) / VIXIT ANN(is) LXXIV / QUO DIE GENETIACLUM / EO ADAMUSSIM NENIAE SUNT CANTATE / OB(iit) V ID(us) D(ecembris) MDCCCXXVII / BARO AEMILIUS TORTORA BRAYDA / PATRIS MORTEM CEU TURTUR GEMEBENDA / LACRUMANS / PATRI SUO KARISS(imo) INDULGENTISS( imo) INCOMPARABILI / HUNC LAPIDEM MONUMENTI CONTRA VOTUM / P(onendum) C(uravit) / VALE VII MI PATER / PATER MI DELICIUM MEUM FUCIMENTUM MEUM VALE / HEU LICET MORTUUS AETERNUM MIHI VIVES / VALE

(traduzione:

Il barone Carlo Tortora figlio di Emilio Tortora, barone di Belvedere, e di Drusilla dei patrizi Mangilli dei comiti bergamaschi, uomo di pietà, prudenza, nobiltà, non secondo a nessuno la cui austerità e decoro, luce d’onestà, famoso per la conoscenza della letteratura, amante e amatissimo dagli amici. E ciò che la malattia congiunse amabilmente e ottimamente con singolare affabilità da essere ammirata la morte privò separatamente. La città con onori ed oneri operosi decorò con i suoi soldi il monumento. Amministratore delle imposte della intera Puglia fu integerrimo. Questo sarcofago dove tu troverai la pace delle miserie umane, tu onesto facesti questo tempio. Morì in dicembre. Visse 74 anni, nel giorno del suo compleanno sono cantate nenie a lui che le amava moltissimo. Morì il 9 dicembre del 1827. Il barone Emilio Tortora Brayda pose questa lapide ed il monumento contro il desiderio del padre, indulgentissimo, incomparabile. Salutando il padre: padre mio, mia delizia, mia forza di volontà addio. Ahimè mi sia consentito vivere in eterno con il padre morto. Addio).

     Il 27 marzo del 1835 morì il canonico don Ignazio Pansini, rettore della chiesa del Purgatorio. Il 26 luglio dello stesso anno, donna Caterina Lupis, autorizzata dal marito Michele Lioy, tanto nel proprio nome che quale rappresentante, e tutrice di sua sorella demente donna Marianna, nominò «per Sagrestano, ossia Rettore del Legato Pio Laicale alla sua famiglia appartenente … il già chierico fin dai quindici marzo dello scorso Anno Mille Ottocento Trentaquattro Illustre Don Francesco Lioy Lupis suo Figlio legittimo e naturale, … e che attualmente rattrovasi nel Venerabile Seminario di Molfetta in educazione ad oggetto d’incaminarsi pel Sacerdozio.» e Vice Sagrestano, ossia Vice Rettore il sacerdote Domenico Rotondo.
     Il 3 settembre del 1851, il nobile Francesco Lioy Lupis dichiarò «nullo, e come non mai avvenuto in tutto il suo contenuto l’Istrumento per Noi Notaro redatto nel di Ventisei Luglio Mille Ottocento Trentacinque» e consentì a sua madre di procedere alla nomina del nuovo Rettore nella persona di suo fratello don Gaetano Lioy Lupis «Accolito che già trovasi ordinato fin dai Ventinove Maggio dell’ Anno Mille Ottocento Quarantasette … perché costui ascenda al Suddiaconato, ed agli altri Ordini Superiori».
     Il sacerdote Gaetano Lioy Lupis fu rettore della chiesa delle Anime del Purgatorio sino al 14 novembre 1920.
     Nel 1867, Gaetano Lioy Lupis commissionò il restauro del locale adibito a sagrestia. In ricordo di tale opera fu collocata una lapide commemorativa:

SACRARIUM HOC / VETUSTATE PAENE INDECORUM / CAIETANUS LIOY LUPIS / ECCLESIAE HUIUS RECTOR BENEMERENTISSIMUS AVITAE MUNIFICENTIAE SECTATOR / IMPENSE EXPOLIVIT EXORNAVIT / ANNO 1867 / *********** / EGREGIE OPTUME FACTUM / SIS FELIX / SACERDOTES INSERVIENTES / EIUS OPERIS ERGO / HOC TIBI MONIMENTUM PONUNT

(traduzione: Gaetano Lioy Lupis rettore benemerito della sua chiesa, seguace della magnificenza degli avi, pulì, abbellì con cura questo sacrario pressoché indecoroso per la vetustà. I sacerdoti sottoposti erigono questo monumento fatto egregiamente e ottimamente utile anche per te in ricordo della tua opera).

     Nel 1875, Gaetano Lioy Lupis fece spostare il monumento sepolcrale del fondatore Vespasiano Volpicella. Tale spostamento avvenne dal pavimento, a poca distanza dall’ingresso, alla parete laterale sinistra dello stesso (ingresso). Al posto del vecchio sepolcro, una volta sostituito il pavimento, fu collocata una lapide con la seguente iscrizione:

VESPASIANI VULPICELLA / REQUIES TEMPLUM / TUMULUS. VERO. … ARAM. MAXIMAM / NOVO. PAVIMENTU. LAPIDE. STRATO / RECTORE. CAIETANO. LIOY LUPIS. CURANTE / TRANSLATUS. ANN(o) MDCCCLXXV

Nel 1877, fu collocato l’organo e la cantoria abbellita di nuove suppellettili, come conferma l’iscrizione collocata sulla sinistra dell’entrata:

D(eo) O(ptimo) M(aximo) AETERNO / CAETANUS LIOY LUPIS RECTOR / REDDITIBUS CURA IMPENSIORE AUCTIS / MISSARUM NUMERUM ET STIPEM AMPLIFICAVIT / PORRO SIBI SOLI NIHIL DIVINAE DOMUI PARCENS / OMNIGENA SUPELLECTILE / ORGANO ET ORCHESTRA AB INTEGRO NOVIS / FACILIQUE AD ILLUD ASCENSU PATEFACTO / ECCLESIAM / ELEGANTIA MAXIMA INSTRUXIT DECORAVIT P(osuit) ANNO MDCCCLXXVII

(traduzione: A Dio Ottimo e Massimo. Il rettore Gaetano Lioy Lupis ampliò l’offerta e il numero delle messe con diligente cura per aumento di redditi e in avvenire per sé stesso non percependo nulla dalla divina casa. Allestì e decorò questa chiesa con eleganza massima e con suppellettili di vario genere, con organo e orchestra integralmente nuove e agevoli. Pose nell’anno 1877).








     Nel 1887 furono restaurati i locali adiacenti alla chiesa del Purgatorio, in particolare furono restaurati quelli sul lato di mezzogiorno, come recita l’epigrafe incastonata sulla stessa facciata:

HAS HÆDES / SEXTO CALENDAS SEPTEMBRIS / NOCTIS SILENTIO. FERE. MEDIO. VERTENTE. / TERRÆ INSULTANTIS. MOTU. PENE. DIRUTAS. / INSEQUENTI. ANNO. MDCCCLXXXVII. / EQUES. LIOY LUPIS. ECCLESIÆ RECTOR. / REÆDIFICAVIT

(traduzione: Queste case, crollate nel silenzio della notte del 27 agosto, nel seguente anno 1887 il cavaliere Lioy Lupis, rettore della chiesa, riedificò).

- Il testo è a cura di Corrado Pisani.
- Foto a cura del dott. Francesco Stanzione.

Il XX secolo

Subito dopo la morte dell'ultimo rettore, don Gaetano Lioy Lupis, avvenuta all' età di 90 anni il 14 novembre del 1920, il Ricevitore del Registro della sede di Molfetta, per ingiunzione dell'autorità superiore competente si fece premura di procedere come per legge alla presa di possesso di tutti i beni formanti il beneficio laicale e chiuse la chiesa per impedire l'accesso e l'esercizio del culto.
Ciò avvenne mentre era Vescovo di Molfetta Mons. Giovanni Iacono.
Iniziarono così le pratiche dei due pretendenti alla successione del Lioy Lupis, quanto alla rettoria della chiesa in persona del sostituto canonico sagrista Francesco Samarelli e del professor Sebastiano Porcelli, adoperandosi ambedue con rara solerzia, sia presso l'autorità ecclesiastica, sia presso il Governo, per riuscire nell'intento.


Monsignor Giovanni Iacono
.
     Allo scopo non furono risparmiate le influenze di personaggi distanti dal ceto laicale, e ripetuti viaggi a Roma. Stavano così le cose quando il predetto mons. Iacono, con apposita autorizzazione della Santa Sede, prendeva un necessario riposo, a seguito di una infermità, e si ritirò a tempo indeterminato nella sua città nativa, Ragusa di Siracusa. A sostituirlo nel regime della Diocesi fu nominato l'Amministratore Apostolico con pieni poteri nella persona di monsignor Agostino Migliore, Vescovo di Monopoli, con Decreto della S.C. Concistoriale in data 24 novembre 1920. L'eccellentissimo monsignor Migliore con un ardore unico, piuttosto che raro, prese a riordinare le cose tutte di questa Diocesi e, come l' urgenza esigeva, anche a dare un assetto regolare alla controversia della chiesa del Purgatorio.
     La controversia in parola non era semplice, o facile, ma complessa ed ardua; giacché si trattava di impegnare un litigio col Governo ed un altro con i predetti Samarelli e Porcelli, che vantavano diritto per motivi diversi all'ufficio di Rettore. Lunga e penosa fu la pratica svolta col Governo, facendo osservare, innanzi altra cosa, alla direzione del fondo per il culto che malamente si era opposto il Ricevitore procedendo alla chiusura della Chiesa; giacché se aveva diritto di vincolare il beneficio, nessuna autorità l'assisteva riguardo la chiesa; la quale, come luogo esclusivamente addetto al culto divino cadeva di per sé unicamente ed assolutamente sotto l'immediata giurisdizione del Vescovo. Chiarita la prima vertenza, monsignor Migliore fece presente al Ministro di Grazia e Giustizia che la designazione del Rettore di detta chiesa non poteva farsi che dalla competente autorità ecclesiastica, e che perciò la nomina fatta dal Governo, nella persona del sagrista Francesco samarelli, doveva considersrsi non valida e priva d' effetto. Dopo un lungo carteggio col Dicastero di Roma e parecchi incontri con l'Intendenza di Finanza di Bari, si riuscì esaurientemente alla ratifica di queste due conclusioni; ovvero che la chiesa fosse ceduta interamente all'Ordinario Diocesano con la clausola delle spettanze della Confraternita della Morte e che la designazione del Rettore fatta dal Governo fosse considerata come non avvenuta, attribuendosi al Vescovo ogni diritto di nomina all'oggetto. Restava solo da risolvere la vertenza con i due ecclesiastici, che mettevano in mostra ragioni di diritto alla rettoria della chiesa. Alle dichiarazioni precise, formali e categoriche di monsignor Migliore, uno dei contendenti, il prof. Porcelli, abbandonò la pratica sottomettendosi lodevolmente al disposto canonico del legittimo superiore, nonostante che per molti anni avesse prestato servizio gratuito in detta chiesa in qualità di sostituto del Rettore e di Padre Spirituale della Confraternita della Morte. Non così il reverendo Samarelli, il quale giovandosi d'influenze locali e di speciali relazioni col personale del Ministero di Grazia e Giustizia, si ostinò a rivendicare a sé per diritto la rettoria della chiesa del Purgatorio. Agli atti ripetuti ed energici del sostituto sagrista Francesco Samarelli occorse una più risoluta energia di monsignor Migliore, il quale ex informata conscientia lanciò contro di lui la sospensione della Messa. Questo provvedimento fruttò la immediata sottomissione del Samarelli e la piena adesione agli ordini superiori. All'atto lodevole del Samarelli al Vescovo, monsignor Migliore lo riabilitò, e al Capitolo che usò del suo meglio per ridurre il sostituto sagrista all'obbedienza verso il superiore, rispose con ossequioso riguardo nominando rettore della chiesa del Purgatorio la prima dignità Capitolare nella persona dell'Arcidiacono Felice Carabellese. Monsignor Migliore si recò in visita in questa chiesa il 13 aprile del 1921. Per la cronaca: monsignor Giovanni Iacono fu trasferito a Caltanissetta il 18 dicembre del 1920, mentre nuovo vescovo della diocesi (Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi), il 20 settembre del 1921, divenne mons. Pasquale Gioia.
     Il 9 marzo del 1927, il vescovo Gioia visitò la chiesa del Purgatorio. In tale occasione dispose di togliere un piccolo quadro con l'originale del vescovo de Marinis (1667). Inoltre, il vescovo fece notare che la Confraternita della Morte avrebbe dovuto concorrere ai restauri della chiesa pagando un terzo delle opere. Il Priore seduta stante accettò ma si riservò di informare i confratelli di tale richiesta.
     Il 23 luglio del 1940, in occasione della visita di monsignor Achille Salvucci, fu disposto che la nicchia di San Benedetto doveva essere spostata e collocata a lato dell' altare di San Francesco da Paola e che la pietra sepolcrale di Vespasiano Volpicella doveva essere adattata nel muro presso la pila d'acqua santa, sotto l' organo entrando a destra.

- Il testo è a cura di Corrado Pisani.
- Foto tratta dal web.
N.B. - Tutte le foto sono proprietà esclusiva dell' autore dott. Franco Stanzione ed è vietato riprodurle senza il suo consenso e/o omettendo di citarne la fonte.

Ritorna al sito