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Il XVIII secolo

..... Nel XVIII secolo, la chiesa fu oggetto di altre visite vescovili che furono eseguite il 27 gennaio 1705, il 9 luglio del 1715 ed il 6 novembre del 1730. Per testamento del 22 giugno 1723 il primicerio Giovanni Lorenzo Lupis nominò eredi i suoi nipoti Vespasiano, Corrado Maria (n. 12 luglio 1694) e Pietro Giacomo Lupis (n. 8 luglio 1693), figli del defunto Orazio Lupis e Teresa Esperti. In questo periodo, esattamente dal 23 luglio 1722 (e sino al 21 luglio 1754), rettore della chiesa del Purgatorio era il canonico Corrado Lupis.
..... Il 31 marzo 1725, il nobile Ciro Saverio de Luca, figlio di Giuseppe Maria de Luca, attestò «come per la gran devozione che ha portato, o porta verso il Glorioso Patriarca S. Gaetano ha cercato d’ ossequiarlo nella miglior maniera, che ha possuto, e però per uso di quest’altare eretto dentro questa chiesa ha fatto lavorare il p(rese)nte Crocifisso d’argento sopra croce di pero con l’iscrizzione EX VOTO D. CIRI DE LUCA».
..... Il 7 dicembre del 1738 i confratelli della Confraternita della Morte, riuniti in assemblea, su proposta del priore, il sacerdote Domenico Minervino, deliberarono di trasferirsi dalla chiesa della Morte nella chiesa di Santa Maria Consolatrice degli Afflitti sotto il titolo del Purgatorio. Decisione dettata dal fatto che «Essendo la nostra attuale Chiesa del tutto incapace non solo per l’associazione de Morti, essendo cresciuto in gran numero li f(rate)lli ascritti alla sud(dett)a Arcico(n)- fraternità …». Questa decisione fece sorgere un conflitto d’interessi tra la parrocchia di S. Stefano, nella cui giurisdizione ricadeva la chiesa del Purgatorio, e la parrocchia della (vecchia) Cattedrale, entro la quale orbitava la chiesa della Morte. Il conflitto tra i due curati, Francesco Antonio Massari (parroco di S. Stefano) e Giovanni Domenico Spagnoletto (parroco della Cattedrale), riguardava l’associazione dei cadaveri, ossia la giurisdizione dei funerali, e dei relativi emolumenti. Il 29 gennaio del 1739 la Curia intimò ai detti parroci di rappresentare entro due giorni le loro ragioni. Il seguente 13 febbraio non avendo presentato gli stessi alcuna ragione al fine di determinare a quale dei due parroci spettasse la giurisdizione dei funerali, il priore sacerdote Domenico Minervino presentò nuova richiesta per il trasferimento della confraternita.
..... Il 17 febbraio 1739, per atto di notar Giacomo Domenico de Leone, la Curia Vescovile rilasciò detta autorizzazione. Il seguente 21 febbraio, il Vescovo concesse il suo permesso.
..... Il 26 febbraio del 1739, il sacerdote don Domenico Minervino consegnò 50 ducati al canonico Sergio Fornari che dovevano servire per la realizzazione di «un organetto à tenore di quello dei Gesuiti, qual organetto si dovrà situare nella chiesa di S. Maria Consolatrice delli Affitti sotto il titolo del Purgatorio».
Nella stessa giornata (26 febbraio 1739), i confratelli della Morte approvarono le norme (capitoli) che dovevano regolare i rapporti tra la confraternita e il sacrista della chiesa del Purgatorio. All’ unanimità fu deciso di stipulare un atto notarile che doveva essere successivamente ratificato, confermato, omologato, accettato ed approvato dal patrono, rettore ed amministratore perpetuo della chiesa del Purgatorio. Il giorno dopo (27 febbraio 1739), il sagrista Vespasiano Lupis,comparve dinanzi al notaio Giacomo Domenico de Leone e sottoscrisse, tanto in suo nome che per suo fratello, il canonico Corrado Maria Lupis (grazie ad una procura, in data 6 aprile 1736, rogata dal notaio Joannes Giovane), l’ accordo definitivo per il passaggio della confraternita dalla chiesa della Morte alla chiesa del Purgatorio.
..... Il 1° marzo del 1739 «con tanta solennità e festa, e specialm(en)te con una solenne processione trasferendosi le statue di d(ett)a Arciconf(raterni)ta dalla Chiesa della Morte, in cui per lo passato la med(esi)ma è stata fissa, accompagnata detta Process(io)ne da tutti li Confratelli, dal Rev(erendissi) mo Sig(no)r Vicario, e da tutto il Popolo col suono di tutte le campane, e col sparo di moltis(si)mi mortaletti e cannoni fu trasferita d(ett)a Confrat(ernit)a in d(ett)a Chiesa del Purgatorio».
..... Il 12 marzo mastro Giuseppe Mininno di Cassano promise al priore, sacerdote don Domenico Minervino, di realizzare un nuovo organo, «a sette registri, cioè cinque di ripieno, uno di voce umana e l’altro di flauto, il tutto all’uso delli organetti portartili napoletani …», per il concordato prezzo di 85 ducati, da situare nella chiesa del Purgatorio.
..... Il 9 aprile dello stesso anno (1739), il sacerdote Domenico Minervino chiese l’autorizzazione vescovile a poter costruire due sepolcri nella chiesa del Purgatorio. L’indomani il canonico Antonius (de) Trizio si recò nella chiesa del Purgatorio per il riconoscimento del luogo dove si dovevano costruire i due sepolcri, uno per i confratelli e l’altro per le consorelle. Il 18aprile la Curia Vescovile concesse la relativa autorizzazione. Il giorno dopo fu eseguita l’ asta pubblica per l’ assegnazione del lavoro. L’esecuzione dei lavori fu aggiudicata a mastro Giacomo Matera ed a mastro Mauro Modugno per 49 ducati.
..... Durante la costruzione dei sepolcri sorse un litigio tra la confraternita e il sacerdote don Giuseppe Cavalletti, arciprete della Cattedrale e sovrintendente della chiesa del Purgatorio. L’arciprete pretese nullo l’atto notarile stipulato tra la confraternita e il sagrista Lupis perché mancava il suo necessario consenso, giusta quanto stabilito dalla volontà testamentaria del fondatore della chiesa del Purgatorio. Fu così sospesa la costruzione dei sepolcri e annullato l’accordo del 27 febbraio. Si decise così, con il consenso dell’arciprete Cavalletti, di stipulare un ulteriore atto notarile con nuove capitolazioni.
..... Il 2 giugno del 1743, il nuovo priore Nicolò Filioli, don Vespasiano Lupis, il canonico don Corrado Maria Lupis e Pietro Giacomo Lupis, fratelli e compatroni della chiesa, sottoscrissero il nuovo atto notarile per la traslazione della confraternita nella chiesa del Purgatorio. Al punto 5 l’ accordo prevedeva «Che nel coro della d(ett)a chiesa a spesa della d(ett)a Confraternita si possano costruire due sepolture colle lapidi di sopra, una p(er) li fratelli, e l’altra p(er) le sorelle, figli maschi , e femine delli med(esi)mi, senza che in d(ett)e sepolture si possino sepelire altri cadaveri, e ne tampoco q(u)elli p(er) l’amor di Dio, quali si devono sepelire nella chiesa vecchia della morte, con farsi ancora a spese di d(ett)a Confra(terni)ta la chianca uniforme a quella della d(ett)a chiesa.».
..... Il seguente 20 giugno, il priore inoltrò al Vescovo la richiesta per ottenere il permesso di trasferire la confraternita. Il 15 luglio del 1743 la confraternita ottenne la definitiva concessione vescovile.
..... Il 26 maggio del 1746 morì il nobile Amodeo Lepore junior, figlio del barone di Castel Saraceno, Francesco Lepore senior. Da questa data, la cappella di S. Francesco da Paula divenne di proprietà di Marianna Petagna vedova del detto Amodeo junior.
..... Il canonico Corrado [Maria] Lupis, figlio del fu Orazio Lupis, per testamento del 20 maggio 1751, nominò erede suo fratello, il sagrista Vespasiano Lupis. Quest’ultimo fu rettore della chiesa dal 22 luglio 1754 al 10 dicembre 1755.
..... Nello stesso periodo (1751- 53) il nucleo familiare di Pietro Giacomo Lupis era composto da sua moglie Geromina Soto di Foggia (57 anni) e sette figli. Quest’ultimi erano quattro maschi e tre femmine: il suddiacono Orazio (n. 4 aprile 1727) residente in Padova, Giulia (n. 4 maggio 1728), Pasquale (n. 28 agosto 1730), Francesco Paolo (n. 20 novembre 1733) residente in Padova, Marianna (n. 28 maggio 1738), Archippa (n. 28 agosto 1739) e il seminarista Vespasiano (n. 20 maggio 1741).
..... Il 10 dicembre del 1755 vennero aperti e letti il testamento ed il codicillo del sagrista Vespasiano(fu Orazio) Lupis, rogati dal giudice a contratti Leonardo Cucumazzo, rispettivamente, in data 5 ed 8 dicembre dello stesso anno. Erede universale divenne suo nipote Francesco Paolo Lupis, figlio del fratello Pietro Giacomo Lupis. Il sagrista Vespasiano Lupis chiese di edificare un altare di marmo con l’ impresa di famiglia, nella cappella di S. Gaetano da Thiene. Detto altare fu realizzato nel 1778, come attesta l’iscrizione sepolcrale collocata dinanzi detta cappella:
S(epulcrum) F(amilia) L(upis) / A(nno) D(omini) MDCCLXXVIII
(traduzione: Sepolcro famiglia Lupis. Anno del Signore 1778).
..... Il 15 dicembre dello stesso anno (1755), Francesco Paolo Lupis e Pietro Giacomo Lupis, suo padre, elessero quale nuovo rettore della chiesa del Purgatorio il sacerdote Orazio Lupis, fratello e figlio dei predetti. Il canonico Orazio Lupis ricoprì tale incarico sino al 1° luglio del 1793.
..... Il 21 marzo e il 13 dicembre del successivo anno (1756), fu eseguito l’ inventario dell’eredità del defunto sagrista Vespasiano Lupis.
..... Nel 1758, nella cappella di san Francesco da Paola fu tumulato il corpo di Amodeo Lepore jr, marito di Marianna Pedagna, così come recita la lapide situata in terra, dinanzi lo stesso altare:
HIC TEGUNTUR OSS / AMEDEI LEPORE VIRI PATR(itii) CASTRISAR( acen)I IN LUC(an)IS / FRANC(isc)I ET ISABELÆ VALIGNANI E(t) DUCIB(u)S VACRI / FILIJ / OMNIBUS BONIS ARTIBUS AB ADOLESCENTIA / INSTRUCTI / LAUREAQUE DOCTORALI / INSIGNITI / QUEM DIRA MORS CONTRAV OMNIUM VOTA / IMMATURE / REI PUBBLICÆ SUIS AC AMICIS /RAPUIT / SEPTIMO KÆLENDAS JUNII MDCCXLVI / MARIANNA PETAGNA E(x) PRINC( ip)US TREBISACCI / ET PATRITIIS TRANENSIBUS ET SESSINÆ PORTÆ NOVÆ / AC NICOLAUS LEPORE CASTRI SARACENI / DOMINUS AQUILE TRANI IN CAMPI LONGOBAR(do) / SEDILI ET MELPHICTI PATRITIUS PRÆCOCI FUNERE / FRANCISCI PRIMINATI ET FRATIS PATIENTER TOLERATO / CONIUGI DILECTISSIMI / PATRIQUE DULCISSIMO CUM LACRIMIS / F(ecerunt) / MDCCLVIII
(traduzione: Qui sono raccolte le ossa di Amodeo Lepore, uomo patrizio di Castrosaraceno in Lucania, figlio di Francesco e Isabella Valignani dei Duchi di Vacri. Istruito in tutte le buone arti sin dall’adolescenza, insignito della laurea dottorale, il quale il 26 maggio 1746 una dura morte rapì contro i desideri comuni e prematuramente alla vita ed ai suoi amici. Marianna Petagna dei Principi di Trebisacce e patrizia di Trani e di Portanuova e Nicola Lepore, signore di Castrosaraceno, aquila della Piazza del Campo dei Longobardi in Trani e patrizio di Molfetta, che si vergognava della primogenitura e amato con venerazione dal fratello, i coniugi dilettissimi al dolcissimo padre posero con lacrime – 1758).
..... Per testamento del 9 ottobre 1762, Amodea Lepore, figlia del defunto barone Amodeo Lepore, dispose che il suo corpo doveva essere tumulato nella chiesa del Purgatorio, nella cappella di San Francesco da Paola.
..... Con Rescritto del 18 agosto 1764, il re Ferdinando IV stabilì che la chiesa di Santa Maria Consolatrice degli Afflitti, ossia delle Anime del Purgatorio, era da considerarsi di natura laicale. Tale decisione, il seguente 22 agosto, fu notificata dal mastrodatti Giovann’Alfonso Calò al Vicario della Curia Vescovile don Orazio Carusi, al sagrestano della detta chiesa don Orazio Lupis, all’ Arciprete della chiesa Cattedrale don Mauro Giuseppe Tottola ed ai signori Francesco Paolo, Vespasiano e Giulia fratelli e sorella Lupis, compadroni del detto legato pio.
..... Il 23 dicembre del 1776, il mastro marmoraro Vincenzo Pannone napoletano, residente a Bitonto, unitamente a Vito Azzollino promisero al canonico Orazio Lupis, rettore della chiesa del Purgatorio, di costruire un altare e «lavorarlo della solita pietra bianca di Bitonto, raffinata e levigata, a norma dell’altare di S. Lucia eretto dentro la chiesa della SS.ma Trinità di q(ue)sta pred(ett)a Città [di Molfetta], e fabricano, e farlo fabricare a sue spese, con anche il pedicagno
necessario per sostenere non mè l’altare, che la statua dell’Angelo Custode, con abbattare l’altare, che attualm(en)te si ritrova, ed il nuovo situarlo un palmo in dietro, … con dichiaraz(io)ne, che tutte le teste di angioletti, che si vedono nel disegno le debba lavorare di marmo fino statuario, e cominciare detta opera, in modocché sia consignato l’altare per tutto il mese di Luglio entrante anno 1777
» per 90 ducati.
..... Il 12 ottobre 1777 i medesimi Vincenzo Pannone e Vito Azzollino si impegnarono, dietro compenso di 65 ducati, di costruire nella cappella di S. Gaetano «un altare dell’istessa pietra, che ha costrutto l’altare maggiore, e cominciare l’erezione di esso altare la prima settimana della prossima ventura Quaresima, e terminarlo p(er) tutta la settimana di passione d(e)l venturo anno 1778, e farlo dello stesso lavoro, e pulizia d(e)l detto altare maggiore, ed a norma d(e)l disegno cifrato da esso D. Orazio, e dal d(ett)o D. Angelo Verdesca». Inoltre, gli stessi Pannone ed Azzollino promisero, per il convenuto prezzo di 26 ducati, di «profondare dentro la med(esi)ma cappella, ed ava(n)ti l’ altare di d(ett)o S. Gaetano un sepolcro, largo palmi nove, lungo palmi otto, di vano ed alto palmi otto, dal piano d(e)l conio d(e)lla volta, con arricciarlo, ed intonacarlo, e farci una piccola gradiata p(er) salire, e calare con sgombrare la chiesa da ogni materiale, farci le fabriche intorno sufficienti a sostenere la volta, che promettono fare di tufi, con accordare le chianche medesime, e farci la lapide a tenor d(e)l disegno … e lavorarci quella iscrizione, che dal med(esim)o gli sarà data, e fare d(ett)a lapide di pietra dura; quale sepolcro promettono dare p(er) finito nel med(esim)o tempo, come sopra». Promisero ancora detti Pannone e Azzollino per 16 ducati di lucidare «la statua dell’Angelo Custode di marmo sistente nell’altare maggiore di d(ett)a chiesa lustrarla intieramenteda cima a fondo, d’avanti, e da dietro d(e)l simile lustro, che si lustrano tutti li marmi».
..... Il 22 agosto 1778, il mastro stuccatore Michele Cattedra di Monopoli, accasato con Maddalena Spano e residente a Molfetta, attestò che sin dall’ottobre del 1777 aveva convenuto con il canonico Orazio Lupis di eseguire diversi stucchi nella chiesa, per ducati 442, compresi i necessari 35 ducati per lo stucco della cappella di S. Gaetano. Il documento notarile ci fa sapere che «dovendo tutta la chiesa stucchiare, all’infuori della cupula di essa, e d(e)lla cappella, ed altare di S. Francesco da Paula. E poicche il prezzo lo ha intieram(en)te ricevuto, e non se ne ritrova distesa alcuna scrittura p(er) memoria, e cautela di d(ett)a chiesa. Perciò d(ett)o Michele spontaneam( en)te, con giuramento promette, e si obliga compire, e terminare l’intiera opera p(er) tutto il mese di ottobre cor(ren)te anno 1778 …; ed oltre il disegno promette, e conviene lavorare le Croci, credenze delli quadri all’altare di S. Gaetano, e l’iscrizzione sopra la pietra dell’ acquasanta. Per il convenuto prezzo di docati dieci ...».
..... Il 28 gennaio del 1779, mastro Michele Cattedra promise al canonico Orazio Lupis di «lavorare di stucco la cupola d(e)lla chiesa [del Purgatorio], e cappella di S. Francesco da Paola, con tutti gli altri finimenti, a riserba d(e)ll’altare, qual lavoro promette … terminarlo p(er) la fine d(e)l mese di Decembre di questo cor(rent)e anno 1779. Per la convenuta mercede di Docati Duecento in moneta d’ arg(en)to …».
..... Agli inizi di settembre dello stesso 1779, i lavori stipulati il 22 agosto del 1778 e quelli di stuccatura del cappellone di S. Gaetano erano già stati terminati.
..... Per testamento del 30 settembre 1783 Francesco Paolo (fu Pietro Giacomo) Lupis nominò eredi i suoi figli Pietro e il chierico Nicolò Antonio Lupis, nati da sua moglie Marianna Saraceno.
..... Il 18 ottobre 1787, il barone Nicola Lepore donò la cappella di San Francesco da Paola al nobile Carlo Tortora di Bisceglie. La famiglia Tortora era imparentata con quella dei Lupis grazie al matrimonio, avvenuto il 14 dicembre del 1781, tra Carlo Felice di Emilio Tortora e Francesca Paola Brayda (nata il 15 dicembre del 1764), figlia dei coniugi Michele Brayda e Archippa Lupis, a sua volta figlia di Pietro Giacomo Lupis.
..... Nella cappella di San Francesco da Paola, la cui immagine è collocata al centro dell’altare, fra due tele più piccole, che rappresentano San Giovanni Evangelista e Santa Maria Maddalena ai piedi di Gesù, furono tumulati i resti di Francesca Paola Brayda come attesta l’iscrizione ivi collocata:
FRANCISCÆ BRAYDA / CONIUGI CARISSIMÆ / SUISQUE AMANTISSIMÆ / MORUM SUAVITATE INTEGRITATE VITAE / CANDORE ANIMI INCOMPARABILI / CAROLUS TORTORA / IN SOLITUDINE ET LUCTU / CONTRA VOTUM SUPERSTES / MORTALIUM INFELICISSIMUS / COMMUNE SIBI BREVI FUTURUM / SEPULCRUM POSUIT VIXIT ANNOS XX MENS IX / OBIIT ANNO MDCCLXXXV / IN KALEND(is) OCTOB(ris) / TERTIUM PUERPERA
(traduzione:
Carlo Tortora, in solitudine e lutto, contrariamente al desiderio superstite, il più sfortunato fra i mortali, pose il sepolcro comune per sé ed il suo breve futuro e per Francesca Brayda, moglie carissima, amatissima da lui, dalla vita irreprensibile per soavità di costume e per candore incomparabile di animo. Visse 20 anni e 9 mesi, morì il 1° ottobre del 1785, al terzo parto).
...... Il 1° luglio 1793 fu aperto e letto il testamento, datato 9 giugno 1793, del canonico Orazio Lupis. Suoi eredi i nipoti Pietro e l’abate Nicolò Antonio de Lupis, figli del fu don Francesco Paolo Lupis e Marianna Saraceno.
..... L’abate Nicolò Antonio Lupis fu rettore della chiesa del Purgatorio dal 2 luglio 1793 sino alla sua morte.

- Il testo è a cura di Corrado Pisani.
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